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VITE E VINO NELLE CRETE SENESI Situato nella provincia di Siena, regione vitivinicola per eccellenza, il territorio delle Crete possiede una identità inconfondibile e si estende nella valle superiore dell’Ombrone, e dei suoi affluenti Asso e Arbia. Il nome di Crete, altrove in Toscana denominate anche Mattaione, viene fatto risalire al latino creta, ovvero marga argillacea. L’erosione delle acque sui terreni argillosi poco permeabili, ha dato vita a caratteristiche collinette chiamate “mammelloni” o “biancane”, e alla formazione di calanchi che sono inconfondibilmente associati all’immagine del paesaggio delle Crete senesi. Chiusure sorge in mezzo a questo territorio, e fin dall’VIII secolo è attestata la presenza della chiesa di Sant’Angelo in Luco, il cui nome evoca la probabile ampia diffusione di aree boschive nell’Alto Medioevo. Nel corso del Medioevo l’aumento della popolazione e l’estensione della mezzadria nelle campagne di una terra costellata di città come la Toscana, determinarono la progressiva estensione dei terreni coltivati. Ancora ai primi dell’Ottocento il territorio di Chiusure, era descritto come arido e brullo, contraddistinto da «balze» e «dirupi di Mattajone intersecato talvolta da filoni orizzontali di Pietra tufacea» (G. Santi). Dal Medioevo fino alla metà del Novecento i filari di vite intervallati da olivi incorniciavano i campi coltivati a cereali, le “terre da pane”, salvo qualche piccola vigna isolata. All’interno dei poderi condotti a mezzadria le coltivazioni praticate dovevano soddisfare innanzitutto il fabbisogno della famiglia colonica. «Chi lo beve non lo mangia» recitava il proverbio toscano per indicare la consociazione delle coltivazioni cerealicole (il pane, base dell’alimentazione) e viticole (il vino, elemento costante del vitto quotidiano). Alla metà del Novecento l’epocale esodo dalle campagne ha determinato l’abbandono delle coltivazioni tradizionalmente praticate, fino alla loro riduzione, se non addirittura alla scomparsa. La rinascita oggi di una vitivinicoltura nelle Crete senesi costituisce una opportunità per l’agricoltura della zona, e al tempo stesso ripropone una delle coltivazioni arboree tradizionali insieme all’olivo. VITIGNI AUTOCTONI IN TOSCANA La ricchezza del patrimonio viticolo toscano è stata oggetto negli ultimi decenni di apposite ricerche da parte del Dip. Di Ortoflorofrutticoltura di Firenze. In particolare la classificazione di vitigni cosiddetti autoctoni. Tra questi figurano il “Foglia Tonda” e il “Barsaglina”. FOGLIA TONDA Iscrizione al Catalogo Nazionale delle Varietà di viti D.M. del 25/05/1970 Cenni storici Non si dispongono informazioni attendibili che consentono di risalire alle origini del Foglia Tonda. Di Rovasenda (1964) cita questo vitigno segnalando di averlo trovato nei vigneti del Barone Ricasoli presso il Castello di Brolio a Gaiole in Chianti. Breviglieri e Casini (1964) descrivono un Foglia Tonda rinvenuto nel Chianti nella zona di Arceno. Distribuzione geografica Il vitigno oltre ad essere coltivato principalmente nel senese, viene coltivato in misura minore anche nel Pistoiese. In entrambe le province rientra fra i vitigni “autorizzati” ed entra a far parte, come uva complementare , in alcune DOC. Il Foglia tonda è oggi maggiormente diffuso in alcune zone del Chianti senese, a seguito di importanti iniziative di ricerca è di nuovo oggetto di un ritrovato interesse da parte di produttori e tecnici del settore. Allo stato attuale la superficie occupata, sia per la D.O.C. che per la I.G.T., è di ettari 10,14. Denominazioni di riferimento In Toscana può essere utilizzato come vitigno complementare nelle produzioni in cui il disciplinare lo consente. BARSAGLINA Iscrizione al Catalogo Nazionale delle Varietà di viti D.M. del 25/05/1970 Sinonimi riconosciuti: Massareta. Sinonimi non riconosciuti: Bersaglina, Massaretta. Cenni storici Il vitigno è originario della provincia di Massa Carrara dove attualmente ha una scarsa diffusione. È praticamente sconosciuto nelle altre zone viticole della Toscana. È citato dal Di Rovasenda (1877), viene descritto da Marzotto (1925), più recentemente lo descrivono Breviglieri e Casini (1964). Distribuzione geografica Attualmente è poco diffuso e si trova limitatamente nella provincia di Massa Carrara e non viene propagato dai vivaisti. Allo stato attuale la superficie occupata, sia per la D.O.C. che per la I.G.T., è di ettari 3,67. Denominazioni di riferimento Può essere utilizzato come vitigno complementare nelle produzioni in cui il disciplinare lo consente.

 
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